venerdì 29 giugno 2007

dolce luna




Il cuore a lungo andare si indurisce, la cosa più vitale si scherma di una patina di pietra per allontanare tutti, dal primo all'ultimo, in una sorta di diffidenza e di timore nell'essere nuovamente feriti.
Le brutte esperienze aiutano ad essere più schivi e attenti, onde evitare di essere colti ingenui ed inermi come prima.
Spesso per sopravvivere, per farsi strada bisogna combattere, essere cinici e non adottare mezze misure. Essere calcolatori e selettivi.
Un po' la selezione naturale di Darwin, insomma.

Quindi anche contro la tua indole cerchi di diventare quello che un po' ti impongono di essere se vuoi essere "vincente".
Arrivare primo, sapere in anticipo ogni notizia, essere sempre pronto a fare lo scatto migliore. Dannare ogni santo giorno per dare sempre di più ed il meglio.

Poi arriva un giovedì qualunque e per caso incroci gli occhi di un bambino di 10 mesi appena, che ti sorride e che gattona a stento verso di te.

Tutto quello che pensavi in un nanosecondo si tramuta in un'enorme cazzata.

Quel sorriso così innocente ha la forza tale da scalfire e distruggere l'intima campana di pietra e gli occhioni di chi ha una vita davanti a sè e vuole gustarsela in ogni sua sfumatura fan crollare tutti i tuoi stupidi falsi miti.
Non esistono se, nè ma.
Solo la voglia di tornare a guardare la realtà con occhi incantati e stupiti, di godere di una luna brillante o dell'odore dell'asfalto caldo appena bagnato.

Da quanto non guardavo più la luna?

8 commenti:

Mat ha detto...

che dire....tutti prima o poi sentiamo l'esigenza di ritornare bambini, di guardare il mondo la curiosità e lo stupore che li caratterizza...ma forse non è necessario fare grandi salti all'indietro per riprovare quelle sensazione sopradescritte...la ricetta magica consiste nel mantenere sempre vivi i ricordi da bambino e proteggere quel filo, quel legame che ci lega all'infanzia..essere un po infantili aiuta a stimolare la nostra voglia di conoscere, scoprire, provare.. quando questo legame si spezza è la fine della vita e l'inizio della fine...della vita sacrificata, della vita piatta e monocromatica.

Alessandro ha detto...

COncordo su tutta la linea: dalla diffidenza per protezione, a quanto possano "sconvolgerti" gli occhi e il sorriso di un bambino.

Sara ha detto...

mat: è molto difficile proteggere quel filo perchè spesso ci si dimentica, diciamo che il filo non si spezza ma spesso è ignorato.. diciamo così.
comunque l'altra sera c'era una luna piena da mozzare il fiato..

ale: contenta di sentirti a me affine

Mat ha detto...

lo so sarina, è proprio in questi momenti che bisogna prendere straccio e liquido e dare una spolveratina al filo...tanto, se lo si vuole, quel filo non si rovina anche se si attorciglia..rimane sempre in ottime condizioni con un po di manutenzione regolare!
un bacione, buona domenica

PIDEYE ha detto...

Capisco perfettamente cosa provi e hai provato.Adoro infatti il "piccolo principe" dovrebbero leggerlo tutti. Per non dimenticare mai i bambini che siamo stati e che possiamo ancora essere ;)

Sara ha detto...

l'altro mat gli ho dato una rigorosa pulita e mi son sentita benissimoooooo!!!!!!!!!

Pideye solo per te:

"...in quel momento apparve la volpe: "Buon giorno".
"Buon giorno" disse gentilmente il piccolo
principe voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "...sotto il melo". "Chi sei?"
chiese il piccolo principe, "Sono una volpe", disse la volpe.

"Vieni a giocare con me?", le propose il piccolo principe "sono così triste...". "Non posso giocare
con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". "Ah, scusa!", fece il piccolo principe. "Che
cosa vuol dire addomesticare?"

"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami". "Creare di legami?". "Certo",
disse la volpe, "tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E
non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a
centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me
unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.
[...]Se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi
faranno nascondere sotto terra. Il tuo mi farà uscire dalla tana come una musica. E poi guarda!
Vedi laggiù in fondo dei campi di grano? Io non mangio il pane, e per me il grano è inutile. I
campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora
sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato, mi farà pensare a te. E
amerò il rumore del vento nel grano..."

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore ... addomesticami", disse.
"Volentieri, che bisogna fare?", domandò il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti",
rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò
con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno
tu potrai sederti un po' più vicino...".

Il piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la
volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincio ad essere
felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non
saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito?", disse il piccolo
principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe."E' quello che fa un
giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore" [...]

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza del piccolo principe fu vicina:
"Ah!", disse la volpe, "... piangerò".

"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti
addomesticassi e che diventassimo amici...".

"E' vero", disse la volpe.

"Ma sapevi che avresti pianto!", disse il piccolo principe.

"Certo", disse la volpe.

"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".



dedicata un po' anche a me... :)

PIDEYE ha detto...

Grazie Sara. Adoro questo libro e adoro questo passo della volpe. Davvero. E' un piacere leggerti e sapere che mi leggi.

Alberto ha detto...

Oggi ho l'impressione che fosse un post dedicato a me... o.O

Mha!

Un abbraccio egocentrico :-)